La seconda rivoluzione industriale che ha interessato le regioni settentrionali per presenza di fiumi e corsi d’acqua, fra la seconda metà del 1800 e gli anni quaranta del 1900, ha visto la nostra cittadina costellata da numerose industrie, insediatesi soprattutto lungo la sponda sinistra del fiume Oglio per sfruttarne prima l’energia meccanica delle acque, poi quella elettrica prodotta dalle turbine delle prime centrali.
I nuovi opifici richiedevano la presenza di numerosa forza lavoro che arrivava dalle campagne: cambiano le condizioni di vita per la popolazione ma crescono i conflitti sociali. I decenni che precedono gli anni ottanta dello scorso secolo vedono la crisi nazionale della grande industria. Si riverbera nella nostra città il problema della deindustrializzazione con la dismissione e demolizione, per altro già avviata nei primi anni sessanta, dei siti industriali storici. Fanno la loro prima comparsa i grandi centri commerciali che assorbono parte della manodopera in uscita dalle fabbriche: occupano vaste porzioni di territorio e polarizzano la mobilità dei centri abitati circostanti. Intanto il degrado degli insediamenti delle antiche industrie è continuato nel tempo e spesso nel disinteresse delle comunità; così si è verificato anche qui da noi, in quella che il Vincenzo Rosa ad inizio ‘800 soprannominava la Nuova Manchester.
La Mostra della Fondazione Cicogna Rampana a Palazzolo sull’Oglio, curata da Gian Andrea Rossi e da Ruggero Signoroni, sarà inaugurata domenica 3 maggio alle 16,30 e aperta ogni fine settimana dello stesso mese nel contesto delle manifestazioni delle Meraviglie della Terra di Fiume; testi, fotografie e proiezioni condurranno lo spettatore in un viaggio nel passato di una grande storia cittadina, cancellata dal territorio e dalla memoria, per prendere coscienza di cosa rimane e cosa si può ancora valorizzare di questo patrimonio di cultura materiale.

